Il lato oscuro della stampa 3D _ I parte

 

Le novità, le innovazioni, le prospettive e le nuove intuizioni sono spesso e forse sempre gli attori principali su cui puntare i riflettori, ai quali dedicare titoli e copertine. Pochi, per non dire nessuno, parlano del “lato oscuro” (così mi piace chiamarlo) della stampa 3D, di certo vi anticipo che ciò che mi appresto a scrivere non è una sterile invettiva (di come tante se ne trovano sul web) sul come questa tecnologia sia la nemica più aspra dell’artigianato o dell’uomo, punto di vista dal quale mi dissocio totalmente e contro cui sono pronto a schierare liste infinite di casi pronti a smontare questa visione complottistica, mi appresto a scrivere e spero voi a leggere un punto di vista di chi ha deciso di fare attraverso questa tecnologia impresa e quindi “mestiere” e che quindi ha provato a realizzare il sogno di azienda con fatica sudore e tanti layer fatti di resine e plastica.

Mi piace pensare, o forse idealizzare, fermo ad una visione fine-ottocentesca di ARTS and CRAFTS, che il mondo del lavoro sia il giusto connubio di arte e mestiere, il che mi porta a considerare che ad ogni mestiere occorre che corrispondano determinate competenze e capacità individuabili e riconoscibili nel tempo attraverso il lavoro e l’esperienza; in questa visione l’esperienza nasce proprio dalle difficoltà e dai lati oscuri che i vari settori nel tempo hanno posto ai propri mestieri e mestieranti, una volta messi in luce tutti i lati oscuri si riesce ad ottenere la determinazione di prospettive, vantaggi, competenze.

In tal senso la stampa 3D, a causa di una diffusione

storica lenta e silenziosa è diventata rumorosa negli ultimi anni dipinta come tecnologia IDEALE per tutto e per tutti che può far tutto, quindi il riconoscimento perfetto del tutto e del nulla, soprattutto se a decoro di questo quadro idealizzato non compaiono i contro di tutti i pro da copertina.

Aver respirato additive manufacturing per ben 4 anni da mattina a sera, per respirato intendo essere stati a contatto costante con stampanti in produzione in tutte le loro declinazioni di tecnologie e materiali, mi porta a riconoscere come è normale che sia una serie di punti difficili di questo settore di cui nessuno parla, abbiamo sviluppato una visione da CAPANNONE in cui la stampa 3D la identifico in uno strumento potente e difficoltoso in grado di produrre prodotti e vantaggi competitivi.

Una delle prime difficoltà, di contenuto e non di lavoro, consiste nel saper riconoscere concretamente (e non commercialmente) il sistema di stampa 3D più adatto al settore in cui farlo lavorare, a monte di questa difficile decisione stiamo dando per scontato che non si stia li a pensare che con una stampante 3D si possa fare tutto.

Tale scelta deve corrispondere ad una serie di canoni tra cui il principale, da stampare sulla custodia del proprio libretto di assegni pronto a scoraggiare acquisti sbagliati sarà: quante ore di fila la macchina è in grado di stampare in piena produzione, e cosa accade quando la macchina alzerà temporaneamente bandiera bianca ad una settimana dalla consegna muovendosi nel nulla senza estrudere neanche un grammo di materiale dopo quasi 20 ore di stampa trascorse (perché vi assicuro che accadrà). Bene, se a questo quesito la risposta del vostro venditore, migliore amico temporaneo a scopo, sarà: “La stampante lavorerà h24 senza problemi e comunque tranquillo l’assistenza tecnica è a tua completa disposizione!” sarà il caso di riporre l’assegno e continuare a cercare stampanti e produttori con referenze e con stampanti che hanno macinato ore e problemi. La soluzione per me consiste nell’acquistare da chi utilizza giornalmente queste tecnologie, in questo senso nella nostra azienda ho fatto in modo che chi acquista i nostri sistemi (non da pochissimi euro di cui siamo storici utilizzatori) possano anche fare affidamento su delle Courtesy Print, concetto molto legato al mondo delle automobili in riparazione (courtesy car) che però trovo perfetto per garantire continuità produttiva non solo a me ma anche ai miei clienti, quindi poter contare su stampe di cortesia sino a che la propria stampante 3D si riprenda dalla propria crisi fisiologica. Certo che per realizzare questo format ho dovuto dotare la nostra struttura di oltre 22 sistemi di stampa 3D di diverse tecnologie facendomi carico direttamente di un numero esponenziale di lati oscuri che abbiamo imparato a saper calcolare e gestire, è stato soddisfacente poter fare di difficoltà virtù.

Ci sono parecchi altri lati oscuri che però non starò qui ad elencare oggi ma che per chi avrà voglia di seguirci nelle prossime settimane potrà leggere. Sarei ben felice di poter interagire con eventuali lettori o utenti di questo mondo che vorranno smentire, avvalorare o esporre i lati oscuri che avranno incontrato nella propria esperienza 3D.

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